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#ADV e No ADV: Cosa Significano e Quando la Tua Azienda Deve Usarli

Un’influencer pubblica una foto con il tuo prodotto. Nella didascalia, in fondo, c’è scritto «#adv». Oppure il contrario: «no adv, lo consiglio perché mi piace». Come azienda, ti chiedi cosa sia giusto fare, e se tocca a te o a lei dirlo.

Le risposte brevi

  • #adv sta per advertising: segnala che il contenuto è una pubblicità, o comunque che c’è un accordo commerciale dietro.
  • #ad ha lo stesso significato, in versione inglese e più corta. Nella pratica #ad e #adv si usano per la stessa cosa.
  • «No adv» è l’opposto: chi scrive dichiara di non essere stato pagato né ricompensato. Non è una formula ufficiale, è un’abitudine di chi pubblica.

Se vuoi capire la sigla in generale, la trovi spiegata nell’articolo su cosa vuol dire ADV. Qui restiamo su un solo punto: come si usa nei post social.

Quando un post va segnalato

Il principio è semplice: se chi guarda non può capire da solo che c’è un interesse commerciale, va detto. I casi tipici sono questi:

  • Collaborazione pagata. L’influencer riceve un compenso per parlare della tua azienda: il post è pubblicità e va segnalato.
  • Prodotto regalato. Anche senza denaro, un regalo in cambio di un post è un vantaggio. Se c’è un accordo, anche solo di fatto, conviene segnalarlo.
  • Post sponsorizzati. Se paghi per far vedere il contenuto a un pubblico più ampio, è un annuncio e va trattato come tale.
  • Contenuti della tua pagina. Il profilo dell’azienda è già commerciale per natura: qui l’obbligo riguarda soprattutto le collaborazioni con altre persone.

Il caso dubbio è il prodotto inviato «senza impegno». Se la persona non è tenuta a pubblicare nulla e lo fa spontaneamente, la situazione è diversa. Ma quando c’è un invito, un’aspettativa o un rapporto che si ripete, la scelta prudente è segnalare.

Come scriverlo bene

Una segnalazione che nessuno nota non serve. Le indicazioni di riferimento in Italia sono quelle dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (la Digital Chart dello IAP) e le linee guida dell’AGCOM per gli influencer. In pratica contano tre cose: che sia chiara, visibile e subito riconoscibile.

  • Metti la dicitura all’inizio della didascalia, non in fondo in mezzo a venti hashtag.
  • Usa parole comprensibili a tutti, non formule ambigue.
  • Ripetila nei contenuti brevi (storie, video) in modo che resti visibile mentre scorrono.
  • Dove la piattaforma offre una funzione apposita per le collaborazioni a pagamento, usala insieme alla dicitura.

Qualche esempio di apertura:

  • «Pubblicità: in collaborazione con [nome azienda]…»
  • «#adv – contenuto realizzato con [nome azienda]»
  • «Prodotto ricevuto in regalo da [nome azienda]…»

Per le regole nel dettaglio, e per capire come si applicano al tuo caso, controlla sempre le fonti ufficiali o chiedi a un consulente legale: le indicazioni possono essere aggiornate.

Gli errori che si vedono più spesso

  1. Nascondere la segnalazione. Un «#adv» sepolto tra gli hashtag finali non è «visibile» in nessun senso utile.
  2. Usare «no adv» per un post che adv lo è. Dichiarare di non essere pagati quando c’è un accordo è peggio che non scrivere niente.
  3. Lasciare tutto all’influencer. Nell’accordo scrivi chi segnala, come e dove: eviti malintesi e lavori meglio.
  4. Dimenticare i contenuti riutilizzati. Se rilanci in annuncio un post nato da una collaborazione, la segnalazione deve restare.
  5. Pensare che sia solo una formalità. È una questione di trasparenza verso chi ti segue: nel lungo periodo protegge la fiducia nel tuo marchio.

Dove entra in gioco il resto della strategia

Segnalare bene un post è solo il primo passo. Perché una collaborazione funzioni servono un obiettivo, un calendario e contenuti coerenti con il resto dei tuoi canali. Se stai ancora impostando il lavoro, può aiutarti l’articolo su come costruire un piano editoriale per i social; se invece ti stai chiedendo quanto valga affidare la gestione a qualcuno, trovi i criteri in quanto costa gestire i social media di un’azienda.

In NTY seguiamo i social delle aziende, comprese le campagne e le collaborazioni, tenendo ordinato anche questo aspetto: chi pubblica cosa, con quale dicitura e dove.

Domande frequenti

Cosa significa «no adv»?

Chi lo scrive intende dire che il contenuto non è pubblicità: nessun compenso e nessun accordo. È una dichiarazione di chi pubblica, non una formula prevista da una regola.

Che differenza c’è tra #ad e #adv?

Nessuna di sostanza. Sono due modi di scrivere advertising, uno in inglese e uno abbreviato all’italiana. Conta che si capisca.

#adv è obbligatorio?

Non è l’hashtag in sé a essere obbligatorio, ma il fatto che chi guarda possa riconoscere un contenuto pubblicitario. #adv è uno dei modi per farlo, ma ne esistono altri.

Se il prodotto è regalato serve #adv?

Se il regalo è collegato a un post, per prudenza sì. Meglio dichiarare che il prodotto è stato ricevuto.

Vale anche su TikTok e YouTube?

Sì: il principio riguarda il contenuto pubblicitario, non la piattaforma. Cambia solo il modo di renderlo evidente (a voce o a schermo nei video, nella didascalia nei post).